Il più importante centro di produzione di maiolica artistica d’ Italia nell’arco di sette secoli: dalla fine del XIII agli inizi del XX secolo.

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Cari Lettori,

sono appena arrivato a Pitigliano dove mi aspetta un mese di “full immersion” nella storia della maiolica di Acquapendente e sono stato informato di una grande festa in costume che si terrà il prossimo Ferragosto presso il castello di Montorio (di Sorano), per festeggiare la famosa Battaglia di Montorio del 7 maggio 1486.

Poiché l’assegnazione di questa battaglia a Montorio nel comune di Sorano (GR) è stata un mio scoop del maggio 2013, vi ripropongo di seguito il saggio in oggetto.

Il merito maggiore di questa scoperta storica non è del sottoscritto, bensì di Fabiano Fagliari Zeni Buchicchio che ha scoperto e trascritto i due documenti che attestano in modo inequivocabile dove si svolse la battaglia fra l’esercito della Lega guidato da Alfonso D’Aragona, duca di Calabria contro l’esercito pontificio guidato da Roberto Sanseverino.

Buona lettura!

https://drive.google.com/file/d/0B-p5VNXO21sWVENhV2x4eXhMNXVnbHhoV3ZheG12bHhGTmE0/view

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 https://drive.google.com/file/d/0B-p5VNXO21sWY0tkMVFHOF9sLWs/view

 

di Riccardo Pivirotto

 

Fabbrica maioliche Fuschini Acquapendente

 

 

Parte I – DALLA SCOPERTA ALL’IMITAZIONE

1,I. Introduzione

La prima e importante scoperta dell’antica produzione ceramica in Acquapendente fu fatta agli inizi del ventesimo secolo da Domenico Fuschini. Nato a Castiglion Messer Raimondo (TE), trascorse la sua gioventù a Firenze, dove la predilezione artistica della città lo portò a comprendere l’importanza delle preziose opere esposte nelle botteghe antiquarie. Congedandosi nel novembre del 1897 dal corpo delle Guardie di Finanza di Brindisi, nel 1906 si trasferì stabilmente a Orvieto. Influenzato dalla presenza nel sottosuolo di varie cavità dalle quali, archeologi, antiquari e privati cittadini, estraevano febbrilmente manufatti di ogni genere, divenne presto l’iniziatore del collezionismo ceramico e di altri oggetti medievali non meglio specificati. Compare per la prima volta come “antiquario” in un documento datato 27 Maggio 1907, relativo a un elenco di oggetti da donare al Museo Civico. L’anno successivo, assieme al prof. Getulio Ceci e l’avv. Arcangelo Marcioni, diede vita a una singolare Società, che contemplava nell’atto costitutivo le finalità, legate alla ricerca dei pozzi, all’acquisto dei materiali ceramici sino alla rivendita degli oggetti, ovviamente, affidando al Fuschini la vendita delle ceramiche nell’importante piazza antiquaria di Firenze.1 La qualifica di libero professionista compare per la prima volta il 16 agosto 1908 nella ricevuta di spesa di un ricco commerciante inglese, Ser Herbert Percy Horne. Nella notula, si definì come, “Collezionista di majoliche medioevali, amatore di oggetti antichi e di curiosità”, per avergli venduto un piatto realizzato nei primi anni del XVI secolo a Lire 20, e altri piccoli oggetti in metallo. L’attività di ricercatore antiquario e scavatore abusivo lo portò inevitabilmente a dei contrasti con altre compagnie di scavo, inducendolo a compiere atti deprecabili. Fu citato in tribunale a rispondere di maltrattamenti, inferti a colpi di bastone contro il Signor Guglielmo De Ferrari, per essere stato apostrofato come “canaglia e ladro”.2 La causa a noi ignota porta a supporre che la lite sia scaturita per la compravendita di ceramiche, frutto di un intenso giro di affari avviato in Orvieto, comprando ed esportando il materiale pervenuto da scavi clandestini. In seguito il Fuschini vendette al Museo del Bargello di Firenze un’intera partita di ceramiche medioevali, traendone un ottimo profitto. Il corredo era composto di alcune particolari tazzine decorate a tema religioso, proveniente dallo svuotamento illegittimo di un pozzo in Via de’ Dolci.

Fuschini ad Acquapendente

L’antiquario Domenico Fuschini (il primo a destra) – Collezione Ronca

Lo stesso anno, donò alcuni oggetti di epoca Romana e Medioevale al Museo Civico di Orvieto, per esporli nelle opportune teche espositive.3 Negli anni seguenti la sua ambiziosa attività si spostò oltre i confini nazionali, esportando e importando maioliche da Londra, tanto che l’antiquario e poeta Augusto Jandolo affermava Dove si fecero bei piatti di Mastro Giorgio e di altri grandi majolicari italiani”, probabilmente riferendosi a una intensa opera di falsificazione delle maioliche riprodotte fedelmente alle originali, provenienti in Italia dal mercato londinese.4 Il Fuschini, non riuscendo più criticamente a distinguere gli oggetti veri da quelli falsi, per gli effetti provocati dalle tante falsificazioni presenti nel mercato antiquario, terminò di lì a poco la sua attività. Nel Marzo del 1910 una curiosa notizia apparve sui quotidiani nazionali (La Stampa, La Gazzetta del Popolo, il Momento Sera). Alla stazione di Porta Nuova di Torino, un certo Domenico Fuschini, nel seguire le operazioni d’imbarco di una grande cassa di legno bianco, diretta in Francia per poi proseguire come bagaglio “Arredi teatrali” per Londra, gli fu contestato la spedizione dall’amministratore di ferrovia. La particolare mole dalla cassa depositata di fronte all’ufficio della dogana, e l’eccessiva enfasi del Fuschini nel dimostrare che il contenuto fosse composto soltanto di arredi teatrali, destò sospetti. Soggetta al controllo della polizia doganale, si scoprì che questa conteneva al suo interno una “Bica” romana in bronzo (metà falsa). L’eco della notizia lo portò inevitabilmente a intraprendere un nuovo percorso commerciale, conscio di non poter continuare nessuna attività verso Nord, sviluppò una nuova rete antiquaria verso il Sud della penisola, richiedendo il permesso di vendita di terraglie e majoliche nella città di Napoli. Le molte attività commerciali e la particolare attrazione verso la ceramica cambiarono significativamente il suo processo di vita. Uomo molto asciutto nel fisico e pieno d’intraprendente volontà commerciale, in quegli anni seppe illuminare il percorso della conoscenza artistica, riconoscendo nella cittadina di Acquapendente le prove inoppugnabili della produzione di antichi manufatti ceramici. Presto divenne capo-carceriere in Acquapendente e, durante i lavori di adeguamento strutturale del complesso penitenziale, situato all’interno del castello, scoprì un “Pozzo da butto” contenente acqua. Durante l’opera di drenaggio furono trovati una moltitudine di frammenti ceramici di epoca medioevale, alcuni di un tipo molto raro, definito a “Goccioloni”, per le escrescenze di colore blu applicate come decoro sul corpo ceramico.5 Il particolare rinvenimento all’interno della cavità, suscitò in lui un oggettivo interesse, analogo alla passata esperienza nella città umbra, riconoscendo, nella frammentazione di piatti, ciotole e boccali, la conseguente azione legata alla peste che, afflisse molti secoli prima gli orvietani. La sua ragionata conclusione lo portò a ricordare che in alcune antiche carte, usate per avvolgere le arance, riportavano le ordinanze del Podestà di Orvieto, tra cui quella di lavare le stoviglie prima di gettarle all’interno del pozzo. Le ricche famiglie buttavano via non soltanto le stoviglie in metallo prezioso, ma anche le maioliche più pregiate, credendo con cieca superstizione di sentirsi al sicuro da qualsiasi contagio se occultate al loro interno. L’usanza di gettare dei materiali inerti nei pozzi per purificare il prezioso liquido è comune a molte cittadine, ad esempio a Pitigliano (GR), ancora oggi durante lo svuotamento dei pozzi si rinvengono dal fondo delle pietre scure basaltiche di vario volume, denominate dai locali “le pietre della Lente”, prelevate dall’omonimo fiume sottostante l’abitato. Nel pozzo del castello di Acquapendente, oltre alle ceramiche medioevali, furono trovate delle maioliche graffite sulla superficie, colorate di marrone e di verde. L’interesse per l’antico, originato da innumerevoli manufatti, fu tale che Domenico Fuschini intraprese con impegno lo studio della ceramica. Analizzando con attenzione la moltitudine dei frammenti comprese l’importanza di come ripresentarli all’attenzione antiquaria, imitandoli così perfettamente nelle forme e nei decori, tanto da studiare innovative tecniche d’invecchiamento. L’innato interesse per le cose antiche e l’amore per Maddalena Salvatori spiegano i motivi del perché il Fuschini nel 1926 visse stabilmente in Acquapendente, impiantando una fabbrica di maioliche artistiche negli ambienti adiacenti al convento di San Francesco. La sede lavorativa, composta di ampi spazi disposti su vari livelli, ospitò moderni laboratori per la preparazione degli smalti e vernici, accogliendo operai qualificati fatti venire dal noto centro di produzione ceramica di Castelli (TE), Franco Facciolini (tornitore e decoratore), Ottavio Rosa (tornitore), Erbace ed Elia Rosa (decoratori). Inoltre, per la particolare specializzazione di Mastro Concezio, chiese di costruire forni in nenfro per la cottura delle ceramiche. La produzione artistica proseguì alacremente e alcuni anni dopo assieme al socio “Elia Rosa” avviarono una nuova produzione composta di giocattoli, fischietti, presepi e altre suppellettili, comprese le maioliche artistiche di uso comune, nelle quali riprodusse decori simili a quelli rinvenuti nei pozzi. Le ceramiche prodotte ricoprirono cronologicamente un periodo dal tardo Medioevo fino al Novecento, esportate ovunque, soprattutto in Inghilterra, furono un’importante fonte di guadagno. Il ruolo di produttore e mercante d’arte di ceramiche “false” fu reso evidente dai suoi rapporti epistolari con i vari musei, riscontrando la vera natura intricante di Domenico Fuschini. All’interno delle casse di spedizione, destinate agli antiquari e ai mercanti inglesi, assieme alle maioliche moderne inserì quelle false; lo affermò Pico Cellini, uno dei più famosi restauratori italiani, il quale disse che “al South Kensington Museum (oggi Victori & Albert Museum) ci sono maioliche rifatte”. Completamente false, vendute dall’”Anticaio” Domenico Fuschini, che al ritorno dai fruttuosi viaggi londinesi ai suoi compaesani amava dire: “Sono stato a Lontre”. Ancora »

Inseriamo l’intervista a Alberto Piccini circa alcuni dubbi venuti alla luce dopo l’intensa conferenza sulla ceramica di Acquapendente tenutasi nel mese di maggio 2015 presso la sala conferenze del Museo della Città di Acquapendente (VT).

L’intervista è stata divisa in quattro parti, buona visione.

Sala archivio

Sala dell’archivio vescovile di Acquapendente

A cura di Monica CECCARIGLIA e Danila DOTTARELLI

L’origine della sede vescovile di Castro risale, probabilmente, all’VIII secolo, quando in seno al Sinodo Romano del 769 tra i vescovi partecipanti si trova un Lautfredus Episcopus Castri.

S. Savino, vescovo patrono di Castro

S. Savino vescovo, patrono di Castro

Le ragioni per cui la diocesi fu traslata ad Acquapendente, a seguito della distruzione della città di Castro, devono essere ricercate nel fatto che gli stessi Vescovi di Castro, per beneplacito di papa Clemente VII o più probabilmente di papa Paolo III Farnese, divennero commendatari dell’Abbazia del Santo Sepolcro di Acquapendente, di cui gli ultimi Vescovi castrensi assunsero il titolo di Abati.

Fu quindi nel 1649 che la diocesi fu traslata ad Acquapendente con la bolla, In supremo militantis Ecclesiae, di papa Innocenzo X; stessa sorte toccò anche al Capitolo di Castro.

La basilica del Santo Sepolcro divenne la cattedrale e qui furono trasportati tutti gli arredi sacri, le suppellettili, le sacre reliquie ed il corpo di S. Bernardo, vescovo di Castro. In questo modo la diocesi di Acquapendente, accorpando tutto il territorio della diocesi estinta ed alcune parrocchie della diocesi di Sovana-Pitigliano, venne separata da quella di Orvieto a cui apparteneva.

Nel 1785 si verificò il passaggio di Proceno ed Onano, a quei tempi sottoposte alla giurisdizione del vescovo di Sovana-Pitigliano, alla diocesi di Acquapendente in luogo di Manciano e Capalbio.

Nel 1920 la diocesi in questione fu congiunta a quella di Bagnoregio ed il 14 giugno 1951, con il vescovo Luigi Boccadoro, fu unita “ad personam”a quella di Montefiascone.

Nel 1973 Torre Alfina, frazione di Acquapendente, appartenente alla diocesi di Orvieto, venne annessa a quella di Acquapendente; Trevinano, già nella diocesi di Città della Pieve, subì la stessa sorte.

Nel 1986 con la bolla del 27 marzo di Giovanni Paolo II, nel piano di ristrutturazione e di unificazione delle diocesi italiane, venne costituita la nuova diocesi di Viterbo in cui confluì quella di Acquapendente. Le parrocchie, al momento dell’estinzione della diocesi, erano nei comuni di Acquapendente, Canino, Cellere, Farnese, Ischia di Castro, Onano, Proceno.

Gli Archivi delle antiche diocesi di Castro e Acquapendente hanno sede presso il palazzo Vescovile, appartenuto alla famiglia Oliva e acquistato nel 1650 dalle confraternite di Acquapendente per la residenza dei vescovi della Diocesi.

Gli archivi sono stati completamente riordinati tra il 2007 e il 2009 e sono messi a disposizione dei cittadini e dei ricercatori.

Archivio storico della diocesi di Castro

L’Archivio storico della diocesi di Castro conserva documentazione propria della curia, del Capitolo e delle confraternite della città di Castro, per un arco cronologico compreso tra il XV secolo e la prima metà del XVII secolo.

Serie

Estremi cronologici

Consistenza

Visite pastorali

1477-1641

12

Sinodi

1564-1625

10

Bolle e altri atti vescovili

1465-1623

5

Catasti

1502-1611

5

Istrumenti

1453-1648

16

Atti civili

1577-1649

16

Atti criminali

1588-1632

10

Ordinazioni

1557-1581

1

Atti matrimoniali

1564-1649

3

Miscellanea

XV sec.-1649

6

Gli archivi aggregati

  • Capitolo di Castro

  • Confraternita di S. Giovanni Evangelista di Castro

  • Confraternita della Misericordia di Castro

  • Confraternita del Santissimo Sacramento di Castro

Archivio storico della diocesi di Acquapendente

L’Archivio storico della diocesi di Acquapendente conserva sia documentazione propria della curia di Acquapendente sia documentazione prodotta da altri enti quali ospedale, seminario, confraternite, monasteri ed opere pie; l’arco cronologico è compreso tra il XV secolo ed il XXI secolo (le carte posteriori al 1986 si riferiscono a pratiche e questioni riguardanti la ex diocesi e qui portate e conservate dall’ultimo cancelliere).

Le serie dell’Archivio storico della diocesi di Acquapendente

Serie

Estremi cronologici

Consistenza

Visite pastorali

1650-1961

162

Sinodi

1665-1959

7

Relazioni ad limina

1820-1954

8

Notificazioni, circolari, editti e altri atti

1656-1966

26

Bollari

1650-1936

10

Istrumenti, testamenti

1650-1868

30

Rescritti e decreti

1713-1967

26

Atti della cancelleria

1753-1989

21

Giurisdizione ecclesiastica

1650-1989

500

Ordinazioni

1690-1968

42

Benefici

1658-1900

16

Concorsi, atti di possesso

1695-1966

8

Mensa vescovile

1681-1982

17

Corrispondenza

1650-2005

59

Amministrazione

1656-1994

5

Amministrazione delle parrocchie

1546-1986

121

Amministrazione contabile

1687-1982

13

Succollettoria degli spogli

1817-1914

1

Cassa diocesana

1865-1968

8

Ufficio amministrativo diocesano

1896-1986

20

Ufficio messe

1920-1968

5

Atti matrimoniali

1650-1967

367

Transunti

1900-1976

59

Libri di messe

1733-1972

32

Miscellanea

1556-1984

42

Gli archivi aggregati

  • Archivio storico del Capitolo di Acquapendente

  • Confraternita di S. Antonio Abate di Acquapendente

  • Confraternita della SS.ma Trinità di Acquapendente

  • Confraternita della Misericordia di Acquapendente

  • Confraternita dell’Orazione e Morte di Acquapendente

  • Confraternita di S. Nicola da Tolentino di Onano

  • Confraternita del Purgatorio di Onano

  • Confraternita del SS.mo Sacramento di Onano

  • Confraternita di S. Giovanni Battista di Onano

  • Monastero di S. Chiara di Acquapendente

  • Monte di Pietà di Acquapendente

  • Archivio dell’Ospedale e del Seminario di Acquapendente

  • Associazione S. Vincenzo de’ Paoli di Acquapendente

  • Orfanotrofio di S. Maria Assunta di Acquapendente

  • Opera pia Pellei di Acquapendente

  • Opera pia Sersanti di Acquapendente

  • Opera pia del Purgatorio di Proceno

  • Opera pia Paicci di Proceno

  • Opera pia Pinelli di Onano

  • Azione Cattolica di Acquapendente

Visita pastorale di mons. Alessandro Fedeli

Documento riguardante la visita pastorale di mons. Alessandro Fedeli

L’Archivio storico diocesano vista la varietà di documentazione conservata può permettere agli studiosi e agli appassionati della storia locale di impostare ricerche afferenti all’ambito religioso, statistico-demografico (studi di onomastica, ricerche genealogiche, ecc.), giudiziario (reati civili e criminali attraverso lo studio delle carte del tribunale ecclesiastico), assistenziale (carte delle confraternite, dei conventi, degli ospedali, delle opere pie), nonché svolgere studi storico-artistici-architettonici (registri delle visite pastorali e di contabilità), di storia dei costumi (editti e notificazioni vescovili) ed antropologici (evoluzione del comportamento e della pratica religiosa).

Archivio delle diocesi di Castro e Acquapendente

Via Roma, 85 –01021 Acquapendente – Viterbo

Per informazioni: Centro diocesano di documentazione di Viterbo, tel. 0761/325584

Orario di apertura: sabato 9-12,15 (orario invernale)

9,30-12,15 (orario estivo)