Milano 12-02-2016

Caro Riccardo,

mi complimento con te per il saggio “Una famiglia di ceramisti figuli in Acquapendente – Magister Mutius di Angelo Rimedi – Secolo XVI” pubblicato recentemente sul blog “La Maiolica di Acquapendente” e ti ringrazio per questo tuo secondo contributo in meno di un anno di vita di questo strumento di divulgazione ceramica via web, appena nato, ma certamente destinato a crescere rapidamente.

Il tuo saggio è praticamente diviso in due parti; la prima dedicata a Domenico Fuschini, il multiforme personaggio di fine XIX inizi XX secolo, nato in Abruzzo e vissuto avventurosamente tra Firenze, Orvieto ed Acquapendente; la seconda parte incentrata sulla dinastia cinquecentesca dei vascellari figuli Remedi o Rimedi, attivi per due generazioni ad Acquapendente dal 1530 circa sino alla fine del secolo.

Per quanto riguarda il Fuschini mi riprometto di approfondire in futuro gli studi sul periodo orvietano, quello della società con Marcioni e Lucatelli (A. Satolli – documentazione non riciclata.. – ISAO – Orvieto 2011), per tentare di analizzare le tipologie di maioliche arcaiche e rinascimentali (in particolare il PETAL-BACK) scavate, restaurate e vendute in tutta Europa. Per adesso, sempre nell’intento di legare i documenti alle maioliche, allego qui di seguito le foto recto e verso di un vassoio prodotto nella fabbrica di Domenico Fuschini in Acquapendente nel periodo 1926-1933. Il vassoio era sicuramente completato da una bottiglia che poggiava sul cavetto centrale e da sei piccoli bicchieri. La tecnica relativa alla copertura è quella della decorazione sopra-vetrina, senza stagno e ingobbio, con possibilità forse di soffiatura di una seconda vetrina. La scritta sul verso è invece sotto-vetrina, realizzata direttamente sul biscotto. Sul recto i decori sono realizzati a mano libera, in modo mirabile e sono di tre tipi diversi tutti di origine orientale, ripresi dalla grande produzione rinascimentale cinquecentesca aquesiana: – dall’esterno verso l’interno – gli archetti di origine cinese (le costellazioni del cielo), la palmetta persiana e le perle incastonate. Il tutto quindi ripreso dalla produzione maiolica del XVI secolo, ma non si tratta di un esercizio di copia né di un tentativo di realizzare un falso d’epoca, bensì un’opera moderna, originale, semplice ed essenziale realizzata con eleganza di forme e di disegno, con materiali molto economici tesi a ridurre i costi i produzione, in linea con la secolare tradizione locale.

Foto numero 1

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Vassoio marcato Fuschini – Acquapendente, in Coll. privata a Milano

Per quanto riguarda i vascellari Remedi invece, poichè come sempre sono più attratto e affascinato dalla produzione aquesiana rinascimentale, ho preferito analizzare e studiare l’arte di Angelo, il capostipite, e le sue opere del periodo 1530 -1550. Il nostro figulo appare per la prima volta nel documento inedito dell’archivio notarile di Viterbo del 1537 (notarile Acquapendente – 178 – Sforza Bernardino De Perusio 1536 – 1539, foglio 64 r-v), dove partecipa al gruppo elitario dei venditori dell’arte dei vascellari. La sua presenza è confermata anche nel 1546 (atto notarile – prot. 480, foglio 247/249 – Ludovico Morello quondam Bartolomeo 18/2/1546) e quindi nel periodo ancora di massima fortuna economica e di grande espansione della produzione maiolica locale, anche se a mio avviso il massimo della qualità viene raggiunto tra il 1450 e il 1520.

Non voglio dilungarmi oltre e sottopongo alla tua attenzione a quella dei frequentatori del blog, la foto di due stupendi albarelli in collezioni private, prodotti intorno al 1530 circa per l'”ospizio dell’Angelo” ad Acquapendente, infatti reca in alto sopra il cartiglio farmaceutico (Popoleon l’uno e Sur-rosato l’altro), il marchio economico R.A. per Remedi Angelo;

 

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sotto il cartiglio è dipinto in modo straordinario un angelo a figura intera quale emblema dell’ospizio. Quindi la mia lettura iconografica dei vasi ribalta quella degli Accademici Blablaisti per i quali il marchio economico del vasaio veniva indicato come emblema di una ipotetica farmacia conventuale. Questa tipologia di vasi da spezieria prodotti in grande quantità sin dai primi decenni del XVI secolo sono stati spesso attribuiti in passato a Casteldurante e come al solito senza validi motivi storici, tecnici o scientifici; prossimamente presenterò su questo blog un mio studio che li assegna definitivamente ad Acquapendente.

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Grande albarello in coll.privata Firenze

5Albarello dalla coll.Bayer, num.18 pag. 78/79

Sottopongo inoltre alla vostra attenzione una bella coppa con il ritratto d una signora dell’epoca, 1550 circa, molto incisivo, siglato ai lati del volto R.A parafati, ancora la sigla di Angelo!

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Coppa in coll.privata nelle Marche

Per finire visto il successo di CREMELIA BELLA della seconda metà del XVI secolo, vi prego di ammirare l’ultima foto recto e verso della Bella BIANCIFIORE, piatto di proprietà di un famoso antiquario parigino, sicuramente aquesiana e forse prodotta nella bottega dei Remedi.

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1 commento

  1. Riportiamo qui seguito la lettera di Riccardo Pivirotto in relazione al mio articolo del 12/02/2016:

    Alberto, ti ringrazio dei complimenti per il saggio sulla famiglia Rimedij vasai aquesiani, e colgo l’occasione per sottoporti alcune delle mie riflessioni sul piatto “parigino”, relativo al volto di donna, del quale mi permetto di fare alcune domande riguardanti la tipologia d’impianto.
    Premetto che non ho potuto vedere e tanto meno toccare con mano il piatto, quindi le mie osservazioni, attraverso l’ausilio della foto, si limitano soltanto ad alcune considerazioni visive. La rappresentazione iconografica, qui espressa, si rifà alle ben note figure femminili prodotte per tutto il sedicesimo secolo in Acquapendente, denominate “Le Belle”. Limitandomi alle sole due foto, desumo che l’oggetto sia stato prodotto con la tecnica a ingobbio sotto vetrina (mezza maiolica) come lascia intravvedere nel recto; però questo, a mio parere, non presenta gli evidenti e immancabili tratti della ragnatela, composta di sottili crepe (craquelè), originate dal suo utilizzo e dalla vetustà dell’oggetto. Inoltre il piatto presenta un’iconografia molto simile a quelle proposte nelle belle, nelle quali la donna amata è comunemente rappresentata senza cappello, in alcuni casi ne indossa uno di paglia o addirittura presenta un’acconciatura a nastro, avvolto tra i capelli. In questo caso è curiosa la presenza del berretto piumato, forse insolito per la figura femminile, sovrapposto alla già definita acconciatura; a mio avviso fu aggiunto per celare cosa ….? In fine mi chiedo, quale supposizione possa far pensare che la realizzazione sia avvenuta all’interno della
    nota bottega dei Rimedi, e quindi affidarla ad Acquapendente ?.

    Pitigliano, 3 marzo 2016

    Riccardo Pivirotto

    Risposta:

    Milano, 7 marzo 2016

    Caro Riccardo,

    anche io non ho avuto la possibilità di andare a Parigi per “palpare” questa maiolica e quindi non posso aiutarti a risolvere tutti i tuoi dubbi. Posso solo dirti che non tutte le opere di questo periodo, invetriate all’esterno come la bella Biancifiore, sono dipinte su ingobbio sottovetrina sul recto. Il mio interesse sulle Belle di Acquapendente è concentrato in questo momento sul periodo 1540/70, dopo il ritorno in patria di Francesco Di Sante Carini detto il Rosso (alias Francesco Urbini), e dove l’influsso della cultura urbinate è più forte; il nostro piatto infatti ripete alcuni stilemi classici delle Belle di Casteldurante, anni 1520/40, con cartiglio ondulato, la camicetta con il decoro alla porcellana, l’acconciatura dei capelli, insieme ad alcune particolarità aquesiane come il fondo verdastro e, appunto, il verso invetriato.
    Per rispondere all’ultima domanda, ti ricordo che ho premesso un “forse” all’attribuzione a Remedii Angelo, comunque il periodo è quello e le affinità in termini di disegno con la coppa siglata R.A paraffato sono notevoli.

    Saluti,

    Alberto Piccini

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