I-N VITERBO – DIOMEO – 1544

di ALBERTO PICCINI

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                                                        Dedicato al Prof.GUIDO MAZZA, studioso viterbese.

La scritta è immortalata su di un famoso piatto da parata (45 cm) decorato a grottesche in riserva su fondo blu con trofei e strumenti musicali sulla tesa e con il mito di Diana e Atteone (Metamorfosi di Ovidio) sul cavetto centrale; da sempre nelle raccolte del VICTORIA AND ALBERT MUSEUM di Londra (Inv.n.2431-1856-n.958 del cat.Rackhalm). Questo piatto (shape 2-Rackhalm) fu pubblicato la prima volta dal FORTNUM nel 1873 nella sua monumentale opera “A descriptive Catalogue of the MAIOLICA Hispano-Moresco, Persian, Damascus and Rhodian Wares in the South Kensington Museum”, con una breve scheda descrittiva ed una buona foto in B/N dedicata proprio al famoso cartiglio con la scritta che lo studioso allora leggeva ” I Viterbo-Diomeo-1544″ saltando la lettera “N” e attribuendo naturalmente la maiolica al centro di produzione alto-laziale.

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Era la prima volta nella storia della maiolica che Viterbo appariva sul recto di un importante piatto da parata datato e firmato e ciò l’ha resa famosa al pari di centri più importanti come Deruta, Faenza, Cafaggiolo, Orvieto ed anche Acquapendente. Il Rackhalm nella scheda n.958 del suo famoso catalogo della Maiolica Italiana del V.a.M. Londra del 1940, con nota di J.Mallet, ripeteva l’attribuzione a Viterbo, leggendo il cartiglio : “VITERBO.DIOMEDE-1544” saltando colpevolmente, in toto, la “IN”. Da pochi anni è possibile scaricare finalmente dal WEB la foto a colori (non molto incisiva), corredata da alcune note, di cui una riferita a due importanti maioliche di Mastro Ludovico-Venezia: una nelle collezioni Ashmolean Museum di Oxford con una sirena nel cavetto e l’altra nel V.a.M. Londra con la “Toeletta di Venere”,

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 Ashmolean Museum, Oxford – Morassutti, 1955 – n.11                                                                                           V.A.M Londra

entrambe su un classico sfondo lagunare, dalle quali non riesco a capire il rapporto stilistico, iconografico od altro,che le leghi alla nostra opera; inoltre leggono il cartiglio facendo lo stesso errore di Rackhalm/Mallet e cambiano addirittura l’attribuzione da Viterbo al generico Italy, come se Viterbo.Diomeo fossero il cognome e il nome del nostro vascellaro. Non esiste ancora una foto del verso, ma si apprende dalla scheda del Rackhalm, che la tesa è smaltata mentre il cavetto è grezzo, con 6 leafy scrolls di cui uno al centro (tipico dei versi delle forme piane nella Tuscia). Esaminando attentamente la foto a colori dell’oggetto, si legge chiaramente che la scritta sul cartiglio, retto dalla mano destra di un giovane (boy), forse lo stesso figulo, è “I-NVITERBO-DIOMEO-1544”

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e quindi si può con tranquillità attribuire definitivamente il piatto al centro di produzione di Viterbo e, semplicemente applicando una delle prime regole della SUPERBOTTEGA, dedurre che Diomeo o Diomede è certamente un figulo itinerante. Infatti la preposizione “in” o “I” posta davanti al centro di produzione (vedi articolo di Alberto Piccini – Wares attribuited to Giovanni Maria made at Casteldurante or Faenza, datato 25/2/2015 su questo blog) indica che il figulo opera abitualmente o è originario di un altro luogo e si trova solo occasionalmente in quello indicato, in questo caso in Viterbo. Per individuare questo figulo, quindi, bisogna cercare altrove, non a Viterbo come è stato fatto invano negli ultimi decenni; infatti consultando i documenti di archivio trovati da Fabiano Fagliari Zeni Buchicchio, editi e inediti, del cinquecento, emerge soltanto un Diomede proprietario d’immobili (primi anni del secolo) che potrebbe essere al massimo il committente della maiolica ma di certo non colui che la dipinse. Analizzando attentamente i decori di questo piatto, sia le grottesche sulla tesa, che la “istoria” sull’ampio cavetto e la qualità complessiva dell’opera, mi sembra quasi lapalissiano indicare Casteldurante (od anche Pesaro) quale luogo di origine del nostro figulo. A titolo di esempio vi mostro di seguito le foto di alcune maioliche decorate a trofei su fondo blu prodotte a Casteldurante dal 1540 ai primi decenni del XVII sec., chiamate appunto “durantine”,

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e dal sottoscritto attribuite alla bottega dei De Rubeis e in particolare a Bernardino di Lorenzo Rubeis, presente anche ad Acquapendente nella seconda metà del XVI sec. Ipotizzo un rapporto di lavoro stabile tra Francesco di Sante Carini detto il Rosso (alias Francesco Urbini) e Bernardino di Lorenzo Rubeis, sia nel Ducato di Urbino che ad Acquapendente, dove nella stessa bottega ha probabilmente lavorato come figulo anche Fedele Fulmine da Urbino (già documentato a Siena nel 1535 e a Monte Bagnolo – Perugia dal 1545 al 1547). Il grande successo di questa importante bottega aquesiana, che continua sino alla fine del secolo, è dovuto ad una vasta e bellissima produzione di maioliche compendiarie, comprese le famose “bronzo negro” di Acquapendente.

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Scavo di Castellottieri (Sorano), del 1970 circa – Vaso con dorature attribuibile (con riserva) a Fedele Fulmine (di Urbino)

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Altri vasi dello stesso scavo:
a sinistra, con stemma di Grifone Baglioni (rif.to a pag. 79 Diari del notaio Biondi del 1589)
a destra con stemma degli Ottieri, padroni di casa – Forma di sicura origine urbinate

una volta è D.Fortnum ad illuminarci con due vasi della sua collezione privata, comprati a Roma nel 1870 ed oggi all’Ashmolean Museum di Oxford, pubblicati da T.Wilson nel 1989 (MAIOLICA-Italian Renaissance ceramics in the Ashmolean Museum – pag.66/67, scheda 29). I due vasi decorati a raffaellesche policrome tarde o grosse e foglie blu (porcellana tarda), portano una preziosa iscrizione: FATTO IN ROMA DA GIO.PAVLO SAVINO…MDC…da un lato (questa è il figulo) e FATTO IN BOTEGA DI M.DIOMEDE DURANTE IN ROMA dall’altro.

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Diomede Durante è un maiolicaro di Casteldurante operante a Roma dal 1590 al 1624, quindi probabilmente nipote del nostro Diomeo. C’è un altro vaso della stessa serie o spezieria nella collezione BAYER (scheda 41, pag.128) senza iscrizioni, con un cartiglio anepigrafo, con uno stemma nobiliare non identificato, databile 1600 circa e attribuito dalla studiosa Grazia Biscontini Ugolini alla bottega di Diomede Durante a Roma.

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Questo mio ultimo saggio dimostra con la massima evidenza, il valore e l’efficacia pratica dei princìpi e dei dettami della SUPERBOTTEGA; mi auguro che in futuro queste regole scientifiche siano sempre più applicate negli studi al fine di cancellare i tanti buchi neri che costellano ancora la storia della maiolica Italiana; non credo che saranno gli Accademici blablaisti a farlo, specialmente ora che sono shockati ed impietriti dallo scandalo internazionale che ha coinvolto recentemente la loro Regina e inoltre non riconoscerebbero mai i miei meriti; questo è il momento di fare largo ai giovani!!! Sono pronto e disponibile a collaborare con entusiasmo e generosità con tutti gli studiosi under 40, dotati di buona cultura umanistica, con qualche grammo di materia grigia sopra la media, amanti della ricerca storica e capaci di condividere con me la passione per questa arte meravigliosa!!!

ALBERTO PICCINI

MILANO – 7 Marzo 2016